I Rosoni dell'Umbria in merletto

IL ROSONE

Forma e simbologia di un piccolo, grande capolavoro. Elemento formale emergente su una superficie piana (normalmente la facciata di una chiesa o di una cattedrale), il rosone ha finito per rappresentare, nella storia dell’Arte e dell’Architettura, l’espressione massima della creatività e dell’ingegno di artisti e grandi costruttori: un vero e proprio gioiello architettonico, spesso complesso e ai limiti delle capacità di resistenza dei materiali, ma con un impatto formale straordinario e destinato a suscitare stupore e meraviglia.
La Arnaldo Caprai Gruppo Tessile, con oltre 50 anni di attività “Orgogliosamente Made in Italy” nel campo della riscoperta e della riproposta del Merletto d’Autore, specializzata nella creazione di Riedizioni d’Arte, legate ad una Collezione Museale storica di oltre 22.000 reperti, non poteva non “cimentarsi” nella creazione di questo piccolo grande capolavoro, che è “messaggio” d’arte , emanazione diretta di quella cultura e qualità creativa che ci hanno reso famosi nel mondo.
Ne è nata una collezione di prestigio, che ripropone in filo d’argento o in lurex e cotone una selezione di 20 tra i più bei rosoni d’Italia e d’Europa.

Il rosone, storicamente…

Dal punto di vista architettonico è essenzialmente un foro, un vuoto di forma circolare, piccolo o grandissimo (i più grandi, nelle cattedrali gotiche, si estenderanno fino a quasi 15 metri di diametro), che definisce un rapporto del tutto particolare tra l’esterno e l’interno della costruzione (normalmente un edificio religioso). E’ un rapporto denso di significati: se dall’esterno la percezione è quella della bellezza e della gloria di Dio, dall’interno è invece la Luce Divina della Conoscenza che invade e permea, dall’alto, lo spazio di preghiera e di meditazione (non è casuale il fatto che il rosone sia posto al centro, nella parte più alta della facciata).
E’ una forma architettonica più antica di quanto si pensi, probabilmente originaria del centro Italia, e questo molto prima che i “grandi vuoti” delle immense cattedrali gotiche dell’Ile de France si riempissero miracolosamente di stupendi merletti di pietra.
Ha diverse definizioni: occhio, oculo, foro circolare…
Il fatto che questo grande vuoto sia stato trasformato quasi subito in un grandioso intarsio, o lavoro di traforo, è dovuto a diversi fattori, culturali e strutturali. Resta, ovviamente, determinante il fattore strutturale: l’insieme dell’impianto decorativo e il disegno del rosone sono anche ossatura portante di tutto il sistema, che, attraverso uno scarico razionale dei pesi delle spinte, fa sì che il rosone stesso possa esistere materialmente e sfidare i secoli.
Tipologicamente i rosoni italiani, soprattutto del centro Italia (Umbria, Alto Lazio), pur fiorendo durante i periodi dell’architettura romanica e gotica, risentono ancora molto della tradizione classica: sono caratterizzati da motivi decorativi e strutturali a colonnine, capitelli ed archetti di collegamento. Normalmente lo schema è radiocentrico, a partire cioè dall’interno verso l’esterno, con un’espansione  modulare a cerchi concentrici; ma esistono schemi combinati che presentano contemporaneamente anche le due direzioni contrapposte.
I grandi rosoni francesi delle cattedrali dell’Ile de France, modelli, a loro volta, dei rosoni di quasi tutto il nord Europa, seguono, invece, dei sistemi lineari a nervature, rinunciando alla definizione di elementi architettonici classici messi in sequenza. Ramificandosi verso l’esterno, queste creano tutta una serie di situazioni formali assolutamente nuove nella Storia dell’Arte Occidentale, anticipando, in qualche modo, quella struttura flessuosa (ispirata a gambi e schemi floreali), che sarà poi, sul finire dell’800,  la “rivoluzione” dell’Art Nouveau.
E’ un genere di struttura molto complessa, fatta di linee sottili e mosse, che, irradiandosi dal centro, si espandono fino a coprire tutto il campo disponibile: non a caso l’ultima parte del gotico prenderà i nomi di rayonnant (radioso) e flamboyant (fiammeggiante). Il Gotico cosiddetto “fiorito” è sicuramente espressione dell’esuberanza formale del periodo (il corrispettivo è nel caleidoscopio di forme e colori del costume di Corte di quest’ultima fase del Gotico Internazionale); ma questa forma a nervature sottili e intrecciate è anche quella che, strutturalmente, si adatta meglio a sostenere le enormi e coloratissime vetrate delle grandi cattedrali (2600 mq. di superficie vetrata previsti a Chartres).
Nel clima freddo e nebbioso del Nord Europa il rosone è soprattutto percepibile dall’interno.
Dobbiamo immaginare l’effetto combinato della proiezione di questi merletti di pietra e dei colori delle vetrate, colpiti dalla luce del sole del mattino (quando possibile, la cattedrale è posizionata con la facciata principale rivolta ad est, verso la Palestina, secondo un asse di direzione est-ovest). Dovevano essere, e lo sono tutt’ora (quando le vetrate originali sono rimaste in sito), sicuramente effetti di grande suggestione, accentuati dalla variabilità della luce solare nell’arco del giorno, e dalla combinazione dei giochi di luce e colore che l’enorme superficie vetrata era in grado di produrre su pareti e pavimento.  Non è raro il caso che il rosone fosse concepito come un vero e proprio orologio solare, collegato, in questo caso, a specifici riferimenti interni di lettura.
Nelle facciate delle chiese italiane il rosone è, invece, costruito per una percezione soprattutto dall’esterno. Siamo spesso di fronte a lavori di traforo di grande bellezza (basti pensare al rosone della Chiesa Superiore di San Francesco ad Assisi), che, collegandosi ad altri elementi architettonici di contorno, non solo caratterizzano formalmente tutta la facciata della cattedrale, ma costituiscono anche un vero e proprio messaggio in pietra destinato ai fedeli. Al grande rosone è affidata la trasmissione di complesse simbologie; l’impianto formale costruisce spesso delle vere e proprie impostazioni teologiche rigorose sull’armonia dell’universo e la compenetrazione tra microcosmo (l’uomo) e macrocosmo (tutto il creato).
Sono ovviamente immagini e relazioni concepite in altri ambiti culturali, difficilmente percepibili oggi da una persona che non sia uno studioso del genere; ma un contemporaneo, in quelle complesse strutture, non poteva non“leggere” schemi e combinazione numeriche della sua idea di perfezione.
I simboli utilizzati sono spesso molto antichi e presi anche da culture preesistenti quella cristiana: diagonali; croce; ruota; ruota della fortuna e simbologia della vita ciclica dell’uomo; stella a sei punte, data dalla combinazione di due triangoli equilateri che si compenetrano (principio maschile e femminile); rosa mistica (spesso la chiesa, in cui compare il rosone, è dedicata a Maria). Spesso il rosone è concepito come occhio della conoscenza e, quindi, centro dei quattro elementi naturali del cosmo (aria, acqua, terra e fuoco), identificati, agli angoli esterni del cerchio, con i quattro Evangelisti: Luca (il toro), Matteo (l’angelo), Giovanni (l’aquila) e Marco (il leone).
La ricerca della realizzazione del “meraviglioso” o dell’”inusitato” spinge anche a sperimentare motivi culturali molto diversi: il grande rosone di San Rufino, ad Assisi, ad esempio, ha un giro di archetti carenati di chiara derivazione islamica; quello di San Francesco a Gubbio include al centro un agnello sacrificale; lo splendido rosone della chiesa superiore di San Francesco ad Assisi risultava interamento ricoperto di tessere di mosaico blu, rosse e oro…

Possiamo parlare di una vera e propria “tensione creativa”, da parte dall’artista ideatore e costruttore del rosone, una tensione “utopica”, che cerca di realizzare concretamente, o, perlomeno, di avvicinarsi quanto più possibile, a quell’ideale di bellezza e di armonia che è alla base di tutta la filosofia del periodo medioevale. Mano a mano che dal Medioevo si passerà alla cultura laica del Rinascimento, il rosone, come fonte trascendentale di luce, scomparirà; non senza passare prima attraverso un processo di dilatazione e inglobazione nelle vetrate gigantesche delle ultime cattedrali: il Duomo di Milano, ad esempio, dove il rosone è ancora fortemente percepibile al colmo delle vetrate dell’abside.

Architetto Walter Capezzali


COLLEZIONE DI ROSONI DI MERLETTO CAPRAI

Perché rosoni Caprai?

Ma perché il rosone architettonico è una delle forme più alte e perfette della storia decorativa dell’occidente, e perché, sia dal punto di vista strutturale che da quello formale, l’accostamento tra rosone di pietra e merletto è assolutamente naturale.
Come il rosone, anche il merletto nasce dall’esigenza di riempire un grande vuoto:  sottili linee strutturali e motivi decorativi collegano punti “strategici” del campo, costruendo quello che, a lavoro ultimato, appare come un raffinato lavoro di “traforo”, di preziosa leggerezza e bellezza compositiva.
Per le Riedizioni d’Arte “Rosoni di Merletto” della Arnaldo Caprai si è scelta una soluzione formale che individuasse correttamente le parti strutturali del rosone originale in pietra (riproposte in argento), collegandole ad altri elementi decorativi di base, necessari alla configurazione e alla tessitura del merletto (in sottile filo di cotone). La speciale sfida è stata, tecnologicamente, quella di lavorare in tessitura con aghi accoppiati che potessero tessere contemporaneamente le due strutture diverse, in modo da ottenere un prodotto di alto rilievo, con fili diversi ma con struttura uniforme.

Oltre al rosone della Cattedrale di San Feliciano, a Foligno, la collezione prevede altri 12 rosoni scelti tra quelli più belli e interessanti della Terra Umbra, un campione, assolutamente splendido,
di rosone pugliese, e 6 rosoni dalle grandi Cattedrali gotiche del Centro e Nord Europa; per un totale di 20 rosoni europei.


ROSONI DELL’UMBRIA

Foligno: Duomo Cattedrale di San Feliciano
E’ il rosone della facciata minore, quella più interessante, che dà direttamente sulla piazza principale della città: facciata duecentesca, talmente complessa, nel rapporto iconografico tra elementi architettonici anche di epoche molto diverse, da suscitare l’interesse di teorici dell’Architettura anche di Oltreoceano, come Robert Venturi. La Cattedrale, che può sfoggiare nell’interno, rigorosamente neoclassico, una vistosa copia del baldacchino berniniano di San Pietro, (in scala di rapporto 0,556), voluto dal folignate Dionisio Roscioli, coppiere del papa, mostra un rosone di grande impatto visivo, ma relativamente recente come costruzione: è del 1903-1904, realizzato su progetto di Vincenzo Benvenuti. E’ sicuramente uno dei rosoni che meglio trasmette il concetto di ruota: ruota della fortuna e ruota del tempo, con tanto di ghiere dentate ed alloggiamento del mozzo al centro. E’ contornato dai simboli cosmografici dei quattro Evangelisti, nonché elementi naturali del cosmo.


Assisi: San Francesco – Basilica superiore
Con i suoi 7,5 metri di diametro è il rosone più grande del Centro Italia e svetta a oltre 15 metri di altezza (su 29 metri di facciata complessiva). E’ del tutto eccezionale, sia come impatto visivo che come caratteristiche architettoniche: è un rosone non complanare; e non si tratta di una semplice strombatura verso l’interno, ma di giri su piani diversi (quello più esterno è tamponato da una muratura interna). E questo crea degli effetti complessi e magici di giochi di profondità e di luce, accentuati, originariamente, dal fatto che il grande rosone era (unico nel Centro Italia) interamente ricoperto di tessere di mosaico, nei colori blu, rosso e oro. Si trattava di foglia d’oro vera, di 3 micron di spessore, su tessere in marmo di Carrara: oggi rimane solo il 3% delle tessere originali.
Non è, ovviamente, casuale questa esaltazione del concetto della “luce”, dovuta ai rapporti di frate Elia con i seguaci della Scuola di Oxford: luce che è emanazione diretta di Dio e, come tale, crea il mondo terreno, che, quindi, a sua volta, è emanazione diretta della Divinità. Il rosone, contornato dall’immagine dei quattro elementi cosmici, funziona anche come orologio solare.


Assisi: San Francesco – Basilica inferiore
Ovviamente tutta la Basilica di San Francesco, ad Assisi, è permeata da un senso, quasi tangibile, di universalità e di apertura verso il mondo. Se il grande rosone della Basilica superiore assolve in pieno questo compito, offrendosi, con tutta la sua meraviglia, alla luce dorata del tramonto (è privilegiata la vista da chi arriva dall’alto alla Basilica), quello della Basilica inferiore è più contenuto. Con le sue vetrate multicolori, e anche per il fatto di essere in ombra sotto la sporgenza profonda del pronao d’ingresso, questo è più destinato ad una vista dall’interno che dall’esterno. E, d’altra parte, questo senso di profondo raccoglimento è tipico di tutta la Basilica inferiore di San Francesco. Non va dimenticato che questa parte della chiesa costituisce anche l’ingresso alla cripta e alla tomba del Santo. Anche se la struttura del rosone è relativamente più semplice, rispetto al suo “maggiore”, non mancano, anche qui, le particolarità, come il motivo floreale centrale (rosa mistica?) o la serie terminale di archetti  a tutto sesto (trilobati all’interno), come nella Cattedrale di Strasburgo.


Assisi: Santa Chiara
E’ una ripresa diretta del rosone grande di San Francesco, con una semplificazione  in due soli giri dei motivi ad archetti e colonnine. Come a San Francesco, anche qui c’era la presenza di tessere di mosaico: azzurre, in questo caso, simbolo della potenza e dell’immensità di Dio. Rispetto a San Francesco, il rosone di Santa Chiara presenta una maggiore simmetria radiale, con i due cicli serrati a ruota che espando verso  il grande, “calmo” bordo piatto di chiusura. Il motivo di archetti ad incrocio (se nel giro interno sono a tutto sesto, in quello esterno mostrano un timido cenno allo schema ogivale gotico) è di chiara derivazione islamica.


Assisi: Cattedrale di San Rufino
Splendida facciata, capolavoro dell’Architettura Romanica umbra, con interventi che si succedono, dal basso verso l’alto, dal XII secolo fino alla fine del ‘200, mano a mano che avanzano gli stadi di lavoro nella Basilica. Molto forte è la valenza “civile”, oltre che religiosa, della facciata della chiesa e della piazza, punto nevralgico e luogo di incontro del popolo e della società feudale del tempo. E’ indicativa la  tradizione che vuole qui vinta da un tiro alla fune, con la cassa funebre del santo patrono, la disputa, tra il popolo di Assisi e il vescovo Ugone, per il luogo di sepoltura del Santo (vinta dal popolo). Il bellissimo rosone, grande da rappresentare tutto il popolo di Assisi, mostra delle caratteristiche decisamente particolari. E’ a tre giri di ruota, con tanto di alloggiamento del mozzo molto evidente al centro, evidenziato da una ghiera di fogliame di raccordo; ma, se il primo giro, ad archetti a tutto sesto e colonnine, è abbastanza comune, il secondo è assolutamente straordinario. E’ un motivo floreale continuo ed estremamente dinamico, con calici stilizzati disposti ad andamento radiocentrico e un serrato andamento serpeggiante dei petali del bocciolo. Completa il tutto un terzo grande giro di ruota ad archetti carenati, di derivazione islamica (ricordo delle incursioni dei pirati saraceni ad Assisi?). Contornato agli angoli dai quattro Evangelisti ed elementi naturali del cosmo (enfatizzazione del concetto di Cristo luce e centro del mondo), il rosone è “sorretto” da tre telamoni di antico riferimento classico.

Gubbio: San Francesco – facciata laterale
E’ un piccolo gioiello di architettura del XIV secolo, con una raffinata ghiera centrale a fogliame, che include l’agnello sacrificale, motivo del “Buon Pastore”. Lo scultoreo motivo a tutto tondo è poi contornato da una serie di colonnine lisce e tortili alternate, ed archetti a tutto sesto (trilobati all’interno), in una sequenza serrata, ingentilita dai piccoli oculi posti sull’asse delle colonnine. Riprende il motivo del rosone della facciata principale (molto più semplice, ma sempre con l’agnello sacrificale al centro), proveniente dalla chiesa di San Francesco di Foligno.


Gualdo Tadino: Abbazia (poi Cattedrale) di San Benedetto (tolto dalla collezione dei “12” perché sostituito da quello di Foligno)
Uno dei più bei rosoni dell’Umbria, costruito con uno schema chiaro, solare: due grandi ordini di eleganti colonnine tortili (non esistevano prima di San Francesco ad Assisi) ed archetti archiacuti di collegamento (trilobati all’interno) che girano attorno ad un nodo centrale, fatto di fogliame ad alto rilievo. La plasticità dell’insieme è accentuata dalla grande fascia di bordatura terminale, fortemente aggettante verso il centro. La ruota esterna delle colonnine ed archetti è tamponata, dall’interno, con una muratura.

Perugia: Santa Giuliana
Rosone di grandi dimensioni che campeggia su un’ampia superficie, quasi astratta: la facciata della
chiesa, ad aula unica e con semplice struttura a capanna, è infatti un grande campo “tessuto” a scacchiera, con quadrati rosati su una griglia omogenea di marmo bianco (gli stessi colori sono poi ripresi dal rosone). Lo schema risulta piuttosto semplice: due giri a ruota, attorno ad un perno centrale fatto a cerchi concentrici, costituiti da colonnine ed archetti trilobati di collegamento. Gli archetti sono più acuti all’interno (primo giro), mentre risultano più “morbidi” nel giro esterno (quasi a tutto sesto). L’effetto è quello di “frenare” un po’ il movimento centrifugo della ruota verso il grande fascione di chiusura, anche questo ad anelli concentrici, ma degradanti a strombatura verso l’interno.


Spoleto: Duomo (Cattedrale di Santa Maria Assunta)
Come nel caso della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, anche per lo splendido Duomo di Spoleto è possibile una vista e una percezione iniziale dall’alto, attraverso lo spettacolo di una piazza che degrada, a gradoni, verso il profondo portico rinascimentale e la ricchissima facciata della chiesa. Anche da lontano è nettamente percepibile l’ampia superficie al di sopra del portico, che presenta ben 8 rosoni, distinti nettamente in due zone: una fascia inferiore, con ben 5 rosoni allineati, e una campitura triangolare superiore, con tre rosoni disposti a seguire la linea spezzata del tetto, e che fungono da contorno al grande mosaico duecentesco posto al centro.
Lo splendido rosone maggiore è quello al centro della sequenza dei cinque. Inserito all’interno di un quadrato con, agli angoli, altorilievi dei simboli dei 4 Evangelisti – 4 elementi del creato, sorretto da una serie di colonnine e telamoni (sono gli Atlanti che reggono il mondo), ha come elemento dominante i coloratissimi motivi a mosaico che coprono poi all’interno tutto il pavimento della chiesa. La parte centrale è quella “classica”, ad archetti a tutto sesto e colonnine (archetti dentellati, però), convergenti verso un tondo centrale, a alto rilievo, ornato da mosaici e fitta ghiera di foglioline. A questa segue una grande, ricchissima fascia a girale: un doppio nastro, che si incrocia a formare cerchi alternati di due dimensioni, interamente ricoperto di mosaici nella parte interna. E’ la doppia curva dell’Acquario, che simboleggia lo scorrere del tempo e delle sue fasi (ascendente e discendente), il ritmi della vita e le stagioni. Ad aumentare l’effetto di ricchezza e di chiaroscuro, e ad accentuare la simbologia di “ruota del tempo”, sono dentellate anche le cornici che chiudono il rosone all’esterno.


Cascia: San Francesco
Ci sono diverse particolarità che contraddistinguono questo capolavoro dell’arte scultorea umbra: se la maggior parte dei rosoni umbri è di stampo romanico, e quindi di origini duecentesche, questo è del 1424, e riesce a fondere insieme elementi di rinnovato classicismo e un tardo gotico raffinato, ridotto a sottili elementi di citazione. Un’altra particolarità è data dall’“ingranaggio” delle due ruote contrapposte: un effetto dinamico di rotazione, costituito dal fatto che la ruota esterna ha un andamento centripeto (verso il centro), contrapposto a quello centrifugo della ruota interna (verso l’esterno). Inoltre c’è un disassamento tra gli elementi architettonici verticali delle due ruote: i pilastrini ottagonali della campitura interna sono direzionati in modo da cadere esattamente a metà del vuoto dei sostegni a pilastro esterni. Questo fa sì che gli archi maggiori (verso l’interno) si inseriscano esattamente nei vuoti determinati dall’interspazio di quelli interni (diretti verso l’esterno). Citazioni classiche di motivi floreali a foglie d’acanto sono un po’ ovunque: grandi sulla ghiera esterna, contornata da roselline, delicate ad avvolgere i capitelli dei piastrini ottagonali, piccole e serrate intorno alla scultura a tutto tondo centrale della Madonna col Bambino. Il motivo trilobato gotico è ridotto ad un semplice traforo all’interno di tutti gli archetti a doppio sesto.
Queste stesse caratteristiche si ritrovano nel rosone analogo di San Francesco a Norcia, dove però la scultura centrale è andata quasi completamente distrutta.


Norcia - Campi: San Salvatore
C’è lo stesso motivo di rotazione, con due ruote contrapposte, di San Francesco a Cascia e San
Francesco a Norcia, ma qui gli elementi architettonici risultano semplificati , meno elaborati e abbozzati a scala più grande. I pilastri della ruota interna sono tondi, mentre spariscono del tutto sulla ruota esterna, dove sono ridotti a delle semplici basi di appoggio degli archi. Siamo di fronte a una chiesa immersa tra le colline umbre, decisamente singolare, e tipologicamente molto rara perché a due navate, con due porte di accesso e due rosoni (non allineati rispetto alla linea del tetto del pronao d’ingresso). Uno dei due rosoni ha la parte centrale trilobata, l’altro con un foro a quattro lobi. Particolarmente interessante è la grande ghiera esterna, scolpita con tralci d’acanto disposti secondo un sinuoso movimento rotatorio a spirale.


Todi: Duomo (Cattedrale di Maria SS. Annunziata)
Rosone bellissimo, di grande impatto visivo e studiati effetti chiaroscurali, che derivano probabilmente dal fatto di essere una “macchina” cinquecentesca (1515 – 1523), anche se costituita, per la maggior parte, da motivi tipici del Gotico, come le colonnine tortili della doppia ghiera e l’andamento serrato degli archetti trilobati (un Gotico in verità molto nord-europeo). E’ un rimandare complesso di diverse fasce concentriche, finemente decorate: un anello centrale vuoto, una prima ruota di colonnine e archetti (con un grafico effetto di inserimento di occhi tondi nell’interasse), una fascia nastriforme a fiori quadrilobati e colonnine, una seconda ruota più grande, ma con le stesse caratteristiche della prima, una grande, splendida corolla finale di classiche foglie d’acanto allungate. Il fatto che tutto il rosone risulti praticamente “scavato” nella forte strombatura che parte a raso dal piano della facciata, non fa che aumentare la sensazione di un lavoro di traforo prezioso, incastonato su una semplice superficie piana.


Orvieto: Duomo (Cattedrale di Santa Maria Assunta)
Difficilmente estrapolabile dal contesto ricchissimo e spettacolare della facciata, interamente ricoperta di “merletti” scultorei e mosaici a fondo d’oro, il rosone del Duomo di Orvieto resta una delle opere più particolari del Trecento Italiano, di quel Gotico “fiorito” che non rinuncia però a un’impostazione classica e che è ormai alle soglie del Rinascimento. Probabile opera di Andrea Orcagna (lo stesso di Orsammichele a Firenze), è un tripudio di elementi decorativi, che partono dal centro (testa del Redentore) e si irradiano fittamente verso l’esterno. L’anello esterno è costituito poi da una serie di fasce, per lo più piatte, decorate con marmi e tessere musive, inserite a loro volta una serie di cornici quadrate di grande effetto. Fra i tondi e i quadrati, in mosaico su fondo d’oro, campeggiano i quattro Dottori della Chiesa: Sant’Agostino, San Gregorio Magno, San Girolamo e Sant’Ambrogio. Architettonicamente la particolarità principale, tra archi gotici, che includono bifore, e serie serratissime di colonnine tortili (con effetto di raggi solari che si irradiano dalla testa del Redentore) è quello della contemporaneità  del movimento centrifugo (verso l’esterno) e di quello centripeto (verso l’interno). In pratica, rinunciando a qualunque riferimento reale, le stesse colonnine (sia della ghiera principale che di quella interna) terminano in entrambi le direzioni con degli archi, e, quindi, il movimento si può leggere indifferentemente sia in un verso che nell’altro.


Walter Arch. Capezzali

Il Rosone di Foligno e quello di tutte le Città Umbre
[29-09-2010]
I preziosi merletti della Collezione Caprai saranno presentati ad Assisi Arte Sacra